Call for Papers N.6

CALL FOR PAPERS

Occhialì – Rivista sul Mediterraneo islamico
(N.6)

Le arti visive e plastiche nell’area del Mediterraneo islamico dall’epoca Omayyade all’Impero Ottomano

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Ovunque l’arte è un luogo di incontro tra una molteplicità di esigenze ideologiche, sociali, religiose, storiche e geografiche che danno poi fondamento alle tradizioni artistiche delle diverse civiltà. Il prossimo numero della rivista Occhialì intende esplorare il campo delle arti visive e plastiche nell’area del Mediterraneo islamico, considerando l’espressione artistica come una risultante degli scambi, interazioni, fusioni e contaminazioni fra tradizioni, culture e civiltà diverse.

Un tema molto discusso nell’ambito dell’arte islamica, è quello della resa artistica degli esseri viventi. Le molteplici interpretazioni del divieto di riproduzione degli esseri viventi, hanno dato vita a forme artistiche variegate, fornendo un particolare impulso allo sviluppo della decorazione geometrica e della calligrafia. Il ruolo eminente attribuito alla calligrafia evidenzia la capacità della parola di essere il mezzo della rivelazione divina e permette la costruzione di uno stile e un’estetica che farà passare in secondo piano l’introduzione della xilografia, acquisita dalla Cina.

Alcune arti rappresentative sono state espresse sui muri dei palazzi imperiali sotto forma di affreschi e mosaici, mentre l’arabesque, tipica espressione dell’arte musulmana, rappresenta un trionfo di forme geometriche e organiche. Le moschee, così come anche altri edifici di culto (tekke,zāwiya, türbe,ecc.) sono state al centro di lavorazioni artistiche che hanno prodotto innumerevoli variabili tra minareti, candelabri, cupole e altre lavorazioni architettoniche. Le miniature e i tappeti, il cui sviluppo è legato alle regioni più orientali dell’ecumene islamica, sono due espressioni altrettanto significative ed eccelse dell’arte islamica nell’incontro con le culture e le tradizioni che gli imperi islamici hanno di volta in volta inglobato.

L’Europa ha conosciuto gli oggetti d’arte islamica durante le prime crociate e dalle fabbricazioni arabe in Sicilia e Spagna. Molto ammirata, l’arte islamica fu addirittura imitata, quando persino le vesti dell’Imperatore tedesco erano adornate con un’iscrizione araba. Alcuni motivi islamici caratterizzarono alcune lavorazioni artigianali, come le campane, e ispirarono svariate produzioni artistiche. I magnifici edifici dell’area persiana e indiana ammaliarono i viaggiatori occidentali dal XVII secolo così come le miniature indiane ispirarono Rembrandt, mentre i dipinti europei furono imitati da alcuni autori islamici. I tappeti persiani divennero i doni più ambiti tra principi e principesse. Tuttavia, spesso l’arte islamica, come tutto ciò che appartenesse alla cultura orientale, fu oggetto di discredito e avversione che fu lentamente tramutata in esotica ammirazione e poi latente derisione quando il colonialismo e la lenta implosione dell’Impero Ottomano ricoprirono di decadentismo ed empirismo l’arte mediterranea.

Partendo da questa premessa, il prossimo numero di Occhialì – Rivista sul Mediterraneo Islamico si propone di esplorare il tema delle arti visive e plastiche nel Mediterraneo islamico, così come inteso dalla visione del Laboratorio (http://phi.unical.it/wp34/occhiali/), per comprenderne le diverse evoluzioni storiche e le forme di acculturazione tra i popoli mediterranei. Saranno presi in considerazione anche i vari usi (politici, ludici, pedagogici, ecc.) e le rappresentazioni delle arti visive e plastiche durante il periodo grandi imperi Islamici, dall’Omayyade all’Ottomano, il cui crollo coincide con la rivoluzione ‘moderna’ delle arti. Si incoraggiano, pertanto, contributi multidisciplinari, sui seguenti temi non vincolanti:

  • PITTURA: Decorazione; Miniatura; Calligrafia decorativa (dalla Spagna Omayyade alle calligrafie islamiche cinesi); Icone; Illustrazioni di libri e manuali a fini didattici (incluse rappresentazioni esoteriche e modelli medici o occulti presi da testi pre-islamici); rapporto con gli stili e l’immaginario di altre culture (per esempio rappresentazioni in stile persiano); rappresentazioni di creature soprannaturali ispirate a credenze non solo arabe; rappresentazioni di similitudini tra l’immaginario soprannaturale arabo e quello non arabo.
  • ARCHITETTURA: moschee; mausolei; palazzi nobiliari; struttura di case; mercati; ospedali; scuole; complessi ottomani; simboli di potere nell’architettura; urbanistica; Scultura.
  • ARTIGIANATO: Strumenti di lavoro; strumenti musicali; arte del libro; numismatica (decorazioni, parole, rappresentazioni di sovrani sulle monete); simbologia delle associazioni artigianali simili alle gilde; arte tessile; incisioni quali xilografia e calcografia.
  • ARTE ORIENTALISTA: le opere pittoriche e scultoree prodotte in contesti esogeni (come ad esempio quello europeo) che rappresentano il mondo islamico ed arabo e hanno contribuito alla costruzione di un immaginario sociale di esso.
  • SIMBOLI DELLA TRADIZIONE ISLAMICA: colori; lettere; oggettistica; rappresentazione di animali.

Gli abstract, di massimo 500 parole, in lingua inglese, francese o italiana, dovranno pervenire entro il 31 dicembre 2019 all’indirizzo mail: laboratorio.occhiali@gmail.com. L’accettazione dell’abstact verrà comunicata entro fine gennaio 2020. I contributi selezionati dovranno pervenire entro il 15  di Aprile 2020 e saranno sottoposti a double-blind peer review.


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