Call for Papers N.5

CALL FOR PAPERS

Occhialì – Rivista sul Mediterraneo islamico
(N.5)

POTERE, AUTORITÀ E CORPO:
LE TRASFORMAZIONI DELL’ISLAM NEL SUD-EST EUROPEO TRA IL XX E XXI SECOLO

 

A cura di Nathalie Clayer (EHESS – CNRS)
e Gianfranco Bria (UniCal – CETOBaC)

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A trenta anni dalla pubblicazione del libro di Alexandre Popovic, L’Islam Balkanique (Berlino, Otto Harrassowitz, 1986), gli studi sui musulmani del sudest europeo, i cosiddetti “Balcani”, hanno subito dei profondi cambiamenti, determinati da alcune trasformazioni politiche nello spazio balcanico e dalle mutazioni nel campo delle scienze sociali.

La fine della guerra fredda, la frammentazione dello spazio jugoslavo e l’inizio del progetto integrazionista europeo hanno contribuito a modificare la percezione dei musulmani balcanici, che, d’altro canto, era poco univoco: vittime; rappresentanti di un “Islam europeo”, moderati e tolleranti; o al contrario, enclave europea di un Islam radicale e di un jihadismotransnazionale. In questo coacervo di narrazioni, discorsi ambivalenti e controdiscorsi ideologici, la ricerca ha dovuto imparare a muoversi e a rispondere ai legittimi bisogni di comprensione che provenivano dai media e dai governi.

Tuttavia, gli studi sui musulmani dell’Europa sud-orientale non sono stati condizionati esclusivamente da eventi politici. Le trasformazioni nelle scienze sociali, a livello globale, hanno influenzato, anche, l’evoluzione di questi studi. Lo stesso Alexander Popovic contribuì a collocare lo studio dell’Islam balcanico in quello che, all’epoca, era chiamato il “mondo musulmano periferico”, che includeva i musulmani dalla Cina all’Africa, passando dal Sud-est asiatico e l’Asia centrale. D’altra parte, se durante gli anni 1990 e 2000, i ricercatori che lavoravano su queste popolazioni erano

principalmente occupati con la questione dei rapporti con lo Stato e le identificazioni nazionali, l’ultimo decennio ha conosciuto delle ulteriori “svolte”: nel senso transnazionale per esempio, che ha portato i ricercatori a concentrarsi sul movimento di persone, idee e beni. Allo stesso tempo, altre ricerche hanno iniziato a esplorare delle aree di studio precedentemente trascurate, come la storia delle donne e del genere, la storia sociale, l’antropologia e la sociologia delle istituzioni, e recentemente la dimensione strettamente religiosa.

È in questa prospettiva che ci proponiamo di avviare, in un prossimo numero della rivista “Occhialì”, una riflessione sul rapporto tra potere, autorità e corpo nel quadro della trasformazione dell’Islam nelle società sud-est europee partendo dal periodo post-ottomano, per andare oltre le analisi che, troppo spesso, si concentrano meramente sugli aspetti normativi e istituzionali. Lo scopo è analizzare l’intervento performativo di alcuni discorsi normativi e di certe tecniche coercitive sulla tradizione islamica, sulle forme di socializzazione e sui fondamenti civili e di identità più o meno istituzionalizzati delle società balcaniche. In questo senso, concepire la religione come potere e conoscenza permette di distinguere da un lato la definizione istituzionale di religione data dalle autorità – a volte agendo in modo creativo e/o razionale (nel senso di Weber) – e dall’altra parte, la dimensione meta-istituzionale dei fedeli.

Nel sud-est europeo, il metodo, le narrazioni e le pratiche di esercizio dell’autorità sono state, infatti, rimodellate dal processo di disgregazione ottomana e dall’integrazione negli altri ordini imperiali e nazionali, in cui i musulmani rappresentavano, a volte, dei corpi estranei. Anche altri fattori si sono rivelati altrettanti determinanti durante il XX e l’inizio del XXI secolo: l’istituzione di regimi autoritari nel primo dopoguerra, lo sviluppo dell’eugenetica e, successivamente, la secolarizzazione socialistache ha stabilito un sistema di controllo e di sorveglianza della popolazione, che mirava a costruire “una memoria collettiva religiosa autorizzata” e infine la liberalizzazione postsocialista.

In questo senso, i quesiti di ricerca sui ruoli di genere sono ovviamente paradigmatiche e potranno essere affrontate. Ma anche altre tematiche, come i rituali, i consumi, lo sport, le passioni, le rappresentazioni e le performance corporee potranno essere euristicamente interessanti che permettono di analizzare la (de)secolarizzazione post-socialista, ma anche le tensioni infra e inter-confessionali. Saranno presi in considerazione, anche, i diversi spazi sociali, simbolici e fisici in cui si possono osservare i rapporti tra potere, autorità e corpo (spazio pubblico, scuola, amministrazioni, ecc.).


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