Medz Yeghern. Il genocidio armeno (di Angelo Carlucci)

PROIEZIONE

 

13002353_230558687310906_5361450965854982302_oIl 27 aprile,  data la volontà dei componenti del Laboratorio sul Mediterraneo islamico “Occhialì” di commemorare il genocidio armeno del 1915, è stato proiettato nell’ufficio del Laboratorio il film La masseria delle allodole di Paolo e Vittorio Taviani. La proiezione è stata introdotta da Angelo Carlucci. Ne è qui riportato il testo, opportunamente adattato.

 

Secondo lo storico polacco Raphael Lemkin, i terribili eventi che coinvolsero la popolazione armena dell’Impero Ottomano nel 1915 possono essere definiti come il primo, vero episodio in cui uno stato sovrano ha pianificato ed eseguito sistematicamente lo sterminio di un popolo. In realtà vi erano già stati nell’Impero Ottomano altri episodi di violenza contro gli armeni: ad esempio, una vera e propria campagna di eccidi fu condotta dal sultano Abdul Hamid II sul finire dell’800, al fine di reprimere alcune rivolte scoppiate in tutta l’Anatolia dopo la sconfitta contro la Russia nella guerra del 1877-78.
 

Nel 1915, invece, l’Impero Ottomano era impegnato nella Prima Guerra Mondiale a fianco degli Imperi Centrali. Si trovava così ancora una volta a fronteggiare la Russia, alleata dell’Intesa. Già dall’inizio del conflitto i russi cominciarono ad arruolare volontari armeni e a concentrarli in battaglioni che venivano immediatamente mandati in prima linea: la propaganda ottomana non poteva fare a meno di marchiare costoro come “traditori”. Anche la Francia, alleata della Russia e perciò nemica degli Ottomani, finanziava e armava segretamente gli armeni, al fine di destabilizzare l’Impero. In questo clima, nella notte tra il 23 e il 24 aprile del 1915, vennero eseguiti i primi arresti tra l’élite armena di Costantinopoli: giornalisti, scrittori, poeti e perfino delegati al parlamento furono deportati verso l’interno dell’Anatolia e massacrati lungo la strada. L’operazione continuò nei giorni successivi: in un mese più di mille intellettuali armeni furono massacrati. In seguito, sistematicamente, il massacro andò avanti più a Oriente, nelle terre abitate da millenni dal popolo armeno. Nel corso delle violenze gli uomini venivano uccisi immediatamente, mentre i bambini e le donne venivano deportati e abbandonati nel deserto siriano. Durante i trasferimenti non erano rare le morti per fame, malattia, sfinimento o causa delle violenze dei sorveglianti. Secondo Steven L. Jacobs e Samuel Totten queste vere e proprie “marce della morte” furono organizzate e messe in atto dai turchi con l’ausilio di ufficiali dell’esercito tedesco, dato che Germania e Impero Ottomano erano alleate in guerra. Testimonianze fotografiche di Armin Wegner dimostrano la partecipazione al massacro di milizie di curdi iranici appositamente costituite. Il numero di armeni, greci e assiri uccisi è tuttora controverso. Gli storici stimano che la cifra vari tra i 500 mila e due milioni di morti, ma il bilancio di 1,5 milioni di vittime è quello ufficiale dell’Armenian Genocide Museum-Institute.
 

Ma perché una nuova campagna, ben più brutale e organizzata tanto da essere definita come il primo genocidio del 900, venne posta in essere?
 

Nel periodo precedente alla prima guerra mondiale, nell’impero ottomano si era affermato il governo dei Giovani Turchi: un’organizzazione nazionalista il cui obiettivo era creare uno stato nazionale sul modello dei nuovi Paesi europei nati nell’Ottocento, come ad esempio la Germania di Bismarck. Secondo i loro piani, avrebbe dovuto nascere in Anatolia un nuovo paese abitato soltanto da turchi, che avrebbero poi dovuto riunirsi con le altre popolazioni turcofone dell’Asia per creare una “Grande Turchia”. Il problema era che nell’Impero Ottomano esistevano numerose nazionalità e comunità religiose non musulmane cui la legge, organizzata nel sistema delle millet, garantiva sostanziale autonomia religiosa e amministrativa. Le popolazioni non turche dell’Anatolia erano dunque un ostacolo al piano dei Giovani Turchi, che col massacro sistematico degli armeni tentarono di operare una vera e propria pulizia etnica, liberando così l’Anatolia dalle comunità non turche. Vi è infatti da precisare che il genocidio non riguardò solo gli armeni: le violenze coinvolsero gran parte delle popolazioni di fede cristiana dell’Impero. Furono perseguitati e uccisi armeni, siro cattolici, siro ortodossi, assiri, caldei e greci. Fu quello che per gli armeni da allora fu chiamato Medz Yeghern, il “Grande Male”.

 

Per la Turchia, questo è invece il sözde Ermeni Soykırımı, “il cosiddetto olocausto armeno”. “Cosiddetto”, perché la Turchia non ha mai riconosciuto l’esistenza di un genocidio. La storiografia ufficiale turca nega infatti l’esistenza di un piano specifico di sterminio dell’intera popolazione armena. Tale posizione è stata nel tempo fondata su una lunga serie di giustificazioni e dissertazioni, tutte divergenti tra loro. Tuttora il nominare in pubblico la sussistenza del genocidio degli armeni è punito dalla legge turca con l’arresto e la reclusione fino a tre anni in quanto “gesto anti-patriottico”.
 

D’altro canto, la comunità internazionale sembra di tutt’altro avviso. Sono 21 i Paesi del mondo che hanno riconosciuto il genocidio armeno come tale, tra cui l’Italia nel 2007. Anche l’UE e la Santa Sede si sono espresse ufficialmente nello stesso senso. Nel marzo del 2010 anche la Camera dei rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che chiede al presidente Obama il riconoscimento ufficiale del genocidio armeno, anche se tuttora il presidente statunitense è stato di tutt’altro avviso.

 
 

Per approfondire:
 

The Armenian Genocide Museum-institute
 

Armenian National Institute
 

Armenian Genocide Museum of America
 

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